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Eli Natali
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Elisa Nancy Natali nasce nel 1981 a Sydney e cresce fra l’Australia, Ginevra, Londra e Roma. Di padre italiano e madre inglese, trascorre l’adolescenza in paesi francofoni, padroneggiando per tanto queste tre lingue.
Comincia a suonare la chitarra da autodidatta a 13 anni e fin dall’inizio compone brani.
Nel ’99 si trasferisce a Roma per terminare i suoi studi universitari e inizia a suonare i suoi pezzi con il gruppo Radio Mary Wine Club.
Nel 2006 decide di intraprendere una carriera da solista, prende lezioni di canto da Paola Fortini e già nel 2007, firma un contratto discografico con la Funkyjuice che le permetterà di incidere gli 11 brani del suo primo disco “Interprétation”. A tal fine prende forma la collaborazione con le musiciste Cristina Patrizi (ex-bassista de “La Menade”) e Francesca Lupi che arrangiano ed incidono insieme i pezzi dell’album. La Funkyjuice Records, nota etichetta elettro nu-jazz & altnernative in ambito internazionale, con questa uscita desidera aprire i contatti con il mondo folk & rock (www.funkyjuice.com).
Fra le numerose iniziative messe in atto, Eli ha collaborato con il compositore musicista Nicolas Verardi su un progetto italo-francese, ha registrato voci per il cantautore Lele Lunadei sul suo EP di prossima uscita ed ha prestato la sua voce nella versione inglese del corto “Ultravioletto” (2006) di Valentina Bertuzzi. Attualmente collabora anche con Roby J. Colella su un progetto elettronico.
Album nei negozi il 10 novembre
“Interprétation”, album interamente cantato in francese ed inglese, vuole essere una restituzione al mondo di ciò che da esso viene tratto, assorbito, e trasformato come nella fotosintesi.
Il risultato di questa rappresentazione e della complessa interazione tra noi e il mondo è affascinante e tremendo allo stesso tempo.
L’album, dai toni caldi e spesso allegri restituisce a ben vedere, in numerosi brani, l’idea della disillusione, del travisamento, della difficoltà della comunicazione, della perdita di fiducia nelle cose del mondo, ma anche, più dolorosamente, nelle persone all’apparenza più care. Ma oltre la fatica di una relazione mai scontata tra noi e l’altro da noi, rimane come senso profondo del disco, la speranza delle “bottiglie che ballano il tango nelle rapide”, l’universo quasi interamente femminile di questo acquerello, l’energia dell’amazzone “Calamity Babe”/Jane e la possibilità, seppur terrificante, di decidere per noi stesse/i, se vivere, e se sì, come.
Nel seno della migliore tradizione folk internazionale le canzoni di Eli Natali nascono tutte dall’intreccio puro tra la sua chitarra e la sua voce. Molte sono tuttavia le contaminazioni a cui i pezzi della cantautrice si espongono che vanno dal swing al blues. Su una base essenziale di voce, chitarra, basso e batteria si iscrivono infatti, di volta in volta, le sonorità di altri strumenti che accompagnano le cangianti emozioni dei pezzi che si traducono e si riverberano nella densità intensa dei testi. Eli compone, passando con destrezza dall’inglese al francese e scegliendo la lingua insieme alle sonorità per spostare chi ascolta e trascinarlo in universi sonori intensi e variegati.
SAINT ANGE - L’immagine del fiume sporco che scorre senza sosta sotto il ponte sant’angelo nasconde in realtà il correlativo oggettivo della disillusione, di quell’istante in cui vedi quello che il tuo cuore prima non sentiva…di quell’attimo in cui, scontando un tradimento in ritardo, ti pesa di più sull’anima ogni iniquità e non riesci più a credere in niente. Ma d’un tratto la musica si fa ritmata, è la collera che insorge e a seguirla per renderci la speranza sale il fender rhodes come un grido di riscatto.
Ritroviamo Il fender rhodes anche in I GIVE IN dove però risulta affiancato all’hammond per spingerci in realtà in un ritmo più pop che ci traghetta verso una vibrante infatuazione che fa sognare e trasmette energia al tempo stesso.
In LIKE A BEGGAR invece l’hammond recupera uno spazio quasi citazionale e il pezzo gli lascia margini per dei fantastici assoli alla doors. Pezzo denso e complesso questo il cui swing racconta con ferocia i vizi di un’alta borghesia altezzosa il cui sguardo non può infatti altro che far percepire chiunque “come una mendicante”, che ironicamente rotola, per l’imbarazzo, sui gradini della scala sociale e non.
SYMETRIE ASYMETRIQUE è un ipnotico gioco, i due punti di vista in una coppia che si inseguono, si distanziano, si incontrano in una simmetria perennemente asimmetrica. E’ senza dubbio il basso ad accompagnarci in un walking che ci fa esplorare queste due anime contrapposte ma paradossalmente inscindibili.
Il basso è di nuovo portante nel pezzo LES AMOUREUSES, una bossa nova sensuale che ci racconta come la mancanza della presenza fisica in una coppia passionale possa dilaniare, come “il cielo può mendicare, ma noi non lo vedremo”, come l’incontro dei corpi di due innamorate possa creare questo amore e così reinventarlo/si. Il calore del pezzo, come fosse la sua anima pulsante è incarnato dalle percussioni che lo fanno vibrare in un ritmo irresistibile.
Le percussioni tornano in CALAMITY BABE, una rivisitazione di un blues con tanto di assolo di chitarra elettrica. E’ un originalissimo brano, il ritratto di un fantomatico personaggio [a cavallo tra un western e il post Genova 2001] che non sopporta gli uomini, non sopporta i fricchettoni; rigorosa e giusta, impreca e si slaccia i pantaloni per mostrare il di dietro quando serve. Calamity come Calamity Jane ma anche come l’esplosività evocata dal nome del suddetto personaggio, pistole che fanno calare le braghe agli sceriffi, una femminilità nuova che cattura come il mood del pezzo.
L’amore in questo disco è declinato dunque in molti modi, ma mai in quelli più convenzionali. FRAUD è la storia di sguardi interpretati male; sguardi comprati di seconda mano ma alla cui autenticità si è creduto fino al momento della scoperta della “frode”; una canzone al centro della quale un assolo di basso e a seguire di chitarra elettrica ci accompagnano empaticamente dentro la scia dell’illusione amorosa.
WICKED SLEEPING BEAUTY invece è una favola atipica che diventa un vortice di chitarra elettrica e pianoforte per raggiungere la calma disperata del finale in cui due voci sul pianoforte trasmettono un’emozione intensa per raccontare l’attimo in cui l’amore si fa rabbia per diventare poi la stratificazione di un dolore che racconta geologicamente le stagioni della nostra anima.
Il disco tuttavia è fatto anche di ballate semplici e straordinarie in cui la voce di Eli vince il cuore di chi l’ascolta. E’ il caso di BARCELONA: in cui la voce insieme al suono ora dolce ora acido di un violino racconta la “dipendenza agro-dolce” che produce la città; ma come ogni amore ha bisogno di essere lasciata perché ci si renda veramente conto che di lei non è rimasto nulla a parte il dubbio di non averla veramente conosciuta...
Ma l’emozione raggiunge il culmine dell’album in LEO’s SONG, una ballata chitarra voce e violino, inno per un amico morto, brano di un’intensità che invoca le lacrime. La scelta di non voler stare al mondo intesa come critica radicale alla superficialità delle nostre esistenze. Una superficialità normata tale da non consentire che la complessità o non linearità di pensiero venga letta semplicemente come un diverso e meraviglioso “senso delle proporzioni”.
INTERPRETATION ha le sue radici in una riflessione che parte da LEO’s SONG. La condanna delle norme imposte da questo sistema si esemplifica a partire dall’ironica enunciazione del regolamento della scuola della repubblica Francese di inzio XX° secolo di Interprétation. Regole che ci organizzano la vita materiale come se delle nostre vite fosse l’aspetto principale. Quale regole, quale ordine allo spirito? Solo disordine, solo sudore e fatica senza ricompense. Qui violino, basso e batteria ci accompagnano in tre cicli uguali che passano dal sereno, all’affano, allo squilibrio totale per ricordare lo sforzo danzante di cogliere sempre la cangiante complessità dell’esistenza.
